Archivio per Dalì

*Art Excellence: Stephan Balleux

Posted in *Art Excellence, Arte with tags , , , , , , , , , , on 1 febbraio 2010 by kemas

Stephan Balleux è uno degli artisti che, ultimamente, mi hanno più piacevolmente sorpreso.

La sua arte, stilisticamente parlando, è il trait d’union tra Dalì e Magritte, tra Microbo e Françoise Nielly: un surrealismo astratto materico e plastico.
Nei suoi lavori, Stephan destruttura e distorce il volto umano rendendolo senza identità né espressione.

Il colore diventa trama materica. Il tratto ustiona i muscoli con spazzolate in Technicolor.
A prima vista potrà sembrare un po’ lugubre, ma come nel caso di Zdzisław Beksiński, io ci vedo moltissima poesia.
Non so voi, ma le prime opere che vi ho messo mi ricordano vagamente il personaggio di Rorschach in Watchmen con il volto deturpato di Harvey Dent.

A mio avviso, un’artista davvero interessante.

Dopo il continua, una galleria con le sue opere.

Continua a leggere

Simpson d’artista

Posted in Arte, Comic with tags , , , , , , , , on 20 novembre 2009 by kemas

Come sarebbero stati i personaggi della famiglia più famosa d’America, i Simpson, se fossero nati ai tempi di Rembrandt, Dalì o Van Gogh?

David Barton di LimpFish ha provato ad immaginarseli e, a dipingerli.

Complimenti a David per l’idea originale e per la mano.

*Art Excellence: Nicola Verlato

Posted in *Art Excellence, Arte with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 luglio 2009 by kemas

.
Oggi vi presento Nicola Verlato, artista italiano.

Mothers II

Mothers II

Nicola Verlato è un pittore veronese che dopo aver vissuto a Venezia e a Milano ha deciso bene di trasferirsi in pianta stabile a New York, dove attualmente lavora e dove ha ottenuto il successo che merita.

È uno degli artisti selezionati a esporre alla mostra Collaudi della 53esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Questa sezione della Biennale, curata dal duo Beatrice, è dedicata al Futurismo. Ora, cosa abbiano trovato di Futurista in Nicola Verlato sinceramente non lo so, almeno nell’accezione artistica del termine. Ma non importa.

Nicola è stato molto precoce. All’età di sei anni imparò a disegnare ricopiando fumetti e illustrazioni e all’età di nove già frequentava lo studio di un pittore.
Come lui stesso afferma, era ossessionato dall’idea di riprodurre il colore esatto della pelle che però il rosa dei pastelli non riusciva a ricreare.
Un giorno, mentre sfogliava uno dei tanti libri d’arte, si imbatté nel dipinto che, a detta sua, gli cambio la vita: la Flagellazione di Caravaggio.
Si intuisce subito dalle opere di Verlato l’influenza del Merisi, soprattutto nell’impianto luminoso.

Potremmo definire la sua un’arte neo-espressionista-pop-surrealista, che fonde, in un vortice emozionale, la grande tradizione pittorica italiana con 3D e toys.
Un centrifugato dove gli ingredienti si mischiano tra un Caravaggio e un Dalì, con un pizzico dello stile fumettistico alla Richard Corben e di movimento Lowbrow.
In questo turbinio ci finisce anche un po’ di Barocco e di Fantasy che si mescola alla cultura pop dei divi americani (James Dean, Madonna, 50cent), il tutto shakerato in un iper-realismo dalle luminanze HDR.

Scene violente, colorate, confuse, dove i protagonisti lottano disperati per non soccombere oppure muoiono soli, abbandonati nell’oblio.
Un risultato che prevede uno studio e un modus operandi molto complesso: come spiega lui stesso al mensile XL, il metodo prevede modelli viventi, sculture in plastilina e l’uso del 3D con cui ricostruisce la scena immaginata. “È lo stesso metodo dei maestri del Rinascimento con in più tecnologie e metodi mutuati dal cinema e dai cartoons

Verlato ricerca il campo del mito e lo studio dell’iconografia, come dichiara lui stesso in un’intervista:

“Impiego molto tempo, diciamo che due terzi del processo di lavoro è costituito dallo studio dell’iconografia che per me è il vero punto d’arrivo: costruire l’iconografia della cultura contemporanea, ovvero portare nello spazio del quadro ciò che ancora si trova “sospeso” nello spazio dei media e che attende di essere strutturato e collocato in un nuovo contesto, il dipinto e la scultura. (…) Mi interessa la mitologia che la nostra civiltà produce, le storie che i corpi riescono a produrre nel nostro tempo e che possono essere rintracciate nel cinema, nella TV, nei fumetti e nei videogiochi.”


Tratto da una bella intervista di Amalia Piccinini, FlashArtOnline.

there's no place like home

There's no place like home

Un’artista che, secondo il mio modesto parere, vale la pena di conoscere più a fondo cominciando con l’andare in Biennale a Venezia (7 giugno – 22 novembre 2009). Io c’andrò.

Qui potete gustarvi una galleria con alcune sue opere.

Continua a leggere