Archive for the Voce&Versi Category

14 punti per scoprire se siete maniaci della fotografia

Posted in Il mondo del designer, Photografica, Voce&Versi with tags , , , , on 15 febbraio 2010 by kemas

1. Comprate un cane marrone per non avere problemi di esposizione con il pelo bianco o nero.

2. Il vostro dottore vi spiega che vostra figlia a 18 mesi non apre ancora gli occhi perché continuare a spararle il flash in faccia quando le scattate le foto.

3. Chiede al prete di ripetere l’aspersione perché la prima foto è venuta un po’ mossa.

4. Pulire dopo la cena significa “postprocessare” la cucina.

5. Pensate che il doppio di 4 sia 5,6.

6. Quando volete farvi fare una foto da un passante con la vostra ragazza impiegate 10 minuti per spiegargli come realizzare correttamente lo scatto.

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Grafici o prostitute?

Posted in Il mondo del designer, Voce&Versi with tags , , , , , , on 15 gennaio 2010 by kemas

1- Lavori a degli orari bizzarri. (Come le prostitute)

2- Sei pagato per rendere felice il tuo cliente. (Come le prostitute)

3- Il tuo cliente paga tanto, ma è il tuo padrone che intasca. (Come le prostitute)

4- Sei pagato all’ora, ma i tuoi lavori arrivano fino a quando il lavoro è finito. (Come le prostitute)

5- Anche se sei bravo, non sei mai fiero di quello che fai. (Come le prostitute)

6- Sei ricompensato se soddisfi le fantasie del cliente. (Come le prostitute)

7- Ti è difficile avere e mantenere una famiglia. (Come le prostitute)

8- I tuoi amici si allontanano da te e resti solo con gente del tuo tipo. (Come le prostitute)

9- È il tuo cliente che paga l’hotel e le ore di lavoro. (Come le prostitute)

10- Il tuo padrone ha una gran bella macchina. (Come le prostitute)

11- Quando vai in “missione” da un cliente, arrivi con un gran sorriso. (Come le prostitute)

12- Ma quando il lavoro è finito, sei di cattivo umore. (Come le prostitute)

13- Per valutare le tue capacità ti sottopongono a dei terribili test. (Come le prostitute)

14- Il cliente vuole sempre pagare di meno e tu devi fare delle meraviglie. (Come le prostitute)

15- Quando ti alzi dal letto, ti dici: “Non posso fare questo per tutta la vita!”. (Come le prostitute)

16- Comunque va, te lo prendi sempre in quel posto. (Come le prostitute)

17- Non usi l’auto aziendale (come le prostitute)

18- Quando hai finito con un cliente cominci con un altro (come le prostitute).

[via]

Sono un uomo moderno

Posted in Attualità, Voce&Versi with tags , , , , , , , on 1 gennaio 2010 by kemas

Sono un uomo moderno.
Sono un uomo moderno.
Sono un uomo moderno.
Sono un uomo moderno.
Sono un uomo moderno, al passo col nuovo millennio.
Digitale e senza fumo.
Un decostruzionista post-moderno diversificato e multi-culturale.
Politicamente, anatomicamente e ecologicamente scorretto.
Sono stato linkato, e downloadato, sono stato internalizzato ed esternalizzato.
Conosco i vantaggi del downsizing, conosco gli svantaggi dell’upgrading.
Sono un proletario hi-tech.
Un pendolare multitasker, all’avanguardia, allo stato dell’arte,
e posso darvi un gigabyte in un nanosecondo.
Sono new wave, ma sono old school e il mio fanciullo interiore vuole venire fuori.
Sono un consumatore a freddo avviato a caldo, a ricerca di calore, dal cuore tiepido,
ad attivazione vocale e biodegradabile.
Mi interfaccio da un database, ma il database è nel cyberspazio.
Quindi sono interattivo, sono iperattivo e di quando in quando sono radioattivo.
Sono sotto scacco, sopra la media, cavalco l’onda, scanso proiettili, sfido ogni limite.
Sono in forma, nel posto giusto, in argomento e fuori dal tunnel.
Non ho bisogno di coca ed ecstasy, non ho necessità di ingozzarmi e purgarmi.
Colgo l’attimo, vivo al limite, sulla cima più alta, ma nessuno mi si fila.
Un missionario balistico di media gittata (Continua a leggere…)

Sei un graphic designer solo se…

Posted in Graphic Design, Il mondo del designer, Voce&Versi with tags , , , , , , on 29 dicembre 2009 by kemas

1. Hai quasi tamponato l’auto di fronte a te perché stavi studiando il font di un cartellone pubblicitario.

2. Mandi tutto a puttane se un pennello di Photoshop che hai appena scaricato non raggiunge almeno i 1000 pixel.

3. Quando parli con la tua ragazza, invece di ascoltarla analizzi le decorazioni sulla sua t-shirt.

4. Puoi usare le scorciatoie da tastiera anche bendato, ma non riesci a scrivere un paragrafo di testo senza fissare i tasti.

5. Consideri i pasti delle fastidiose interruzioni.

6. Pulisci più spesso la tastiera che la tua macchina.

7. Quando hai sentito che Adobe acquistava Macromedia, hai avuto un orgasmo.

8. Quando guardi la copertina di un cd, vedi solo (Continua a leggere…)

Social Network

Posted in Attualità, Technology, Voce&Versi, Zeitgeist with tags , , , , , , , , , on 17 dicembre 2009 by kemas

Social Network.
Applicazioni che tramite la rete consentono a persone distanti nel mondo di trovare e riallacciare contatti che si pensavano perduti, di pubblicare pensieri, foto, video, insomma di mettersi in vetrina, per ritrovare vecchie amicizie o farne di nuove. In certi casi addirittura di innamorarsi perdutamente. E tutto questo viene offerto gratis richiedendo una semplice iscrizione.
Bellissimo vero?
Ma non è tutto oro quello che luccica.

Io sono Adam, la sentinella dell’informazione.

Se il sistema dell’antico Serpente avesse ordito un piano per catalogare tutte le persone esistenti al mondo, i Social Network sarebbero il mezzo ideale.
Qualsiasi cosa scriviate, ogni pensiero, ogni relazione, ogni speranza, addirittura le cocenti delusioni, vengono fedelmente trasmesse all’Azienda che vi offre gratuitamente l’utilizzo dell’applicazione.
In base al tipo di argomenti che tratterete con i vostri amici, vedrete magicamente comparire pubblicità in linea con i vostri interessi personali.
Nel giugno del 2009 decisi di comprendere perché i Social Network avessero tanto successo. E ne presi uno a caso, il più famoso: Facebook. E per farlo, seguii lo stesso metodo che usavo nel mondo reale per svolgere le mie inchieste sulle verità nascoste, ovvero indagare e diventare io stesso parte del sistema.
Divenni dunque un ragazzo qualsiasi e, forte della mia nuova identità, iniziai ad esporre i miei sentimenti.

Come ormai sapete, io provengo da una cultura talmente antica da avere assistito alla nascita delle prime religioni.
Eppure fui io stesso risucchiato in una dimensione esistenziale dove terra e cielo, realtà e finzione si confondevano riproponendo le stesse emozioni, le stesse psico-dinamiche della vita reale ma in maniera assai più vivida e intensa di quanto ci si aspetterebbe. Di qui, lo scatenarsi di una vera e propria dipendenza.
La fantasia infatti non più limitata da mimiche facciali e timidezze verbali proietta l’utente in un gioco di sentimenti in cui è facile entrare ma, una volta coinvolto, è molto difficile se non impossibile uscirne. Secoli di guerre per ottenere diritti all’indipendenza e alla privacy vengono qui bruciati in pochi attimi.
Miliardi di persone si immettono nei Social Network e, senza rendereste conto, cedono addirittura le foto dei loro cari. E sapete perché? Perché solo così si sentono vive. Facebook infatti, se vissuto pienamente, ti rende protagonista di un fotoromanzo dove sei illudente, sì ma, al tempo stesso, un illuso. Divieni un tassello di un puzzle, un gioco delle parti senza fine che in entrambi i casi può diventare anche fatalmente nocivo.
Perché accade questo? La spiegazione è molto semplice. La gente nel mondo reale è ormai talmente priva di ideali e valori costruttivi, talmente sfiduciata nel futuro che in tanti, troppi, non si accorgono di essersi cristallizzati in un buco nero affettivo dove il contatto sociale, la crescita interpersonale e lo scambio emotivo sono prossimi allo zero.
Come se non bastasse quei contatti rimasti in piedi sono più che altro di tipo lavorativo ed opportunistico. Ma l’amore, che è alla base dell’essere umano degno di questo nome, non può essere svuotato del suo significato in virtù di una sterile crescita economica piuttosto che spirituale. E così da qualche parte deve  pur proiettarsi. E quale miglior posto dei network sociali.
Su Facebook infatti, tutti sono sorridenti e brillanti, quasi tutti vogliono parlare delle loro meravigliose fantastiche vite, che non hanno. L’aberrante gerarchia di complessi che nel mondo reale anestetizza pensieri, speranze ed emozioni, nei Social Network viene invece sublimata da link e video di ogni tipo, musicali, cinematografici, di informazione alternativa, di poesie. Ma il vero segreto del successo dei Social Network risiede nel fatto che le persone tramite le chat integrate bypassano i tempi morti dolorosamente carichi di aspettative e ansie, di cui è invece pregno il tentativo di approccio ad una nuova conoscenza, quando vissuta nella realtà.
Che il Sistema abbia dunque trovato un modo definitivo per catalogare e controllare l’umanità? No. Il suo punto di forza è anche la sua debolezza.
Se si presta attenzione ai dati che vengono forniti e se lo si usa con intelligenza, è possibile sfruttare la multimedialità dei Social Network per trasmettere invece sani valori.
Io, ad esempio, veicolai l’idea di amore altruistico, non siete soli, non siete solo un bit, siete persone reali, che hanno un’anima e una sensibilità e non è vero che a nessuno importa di voi.

Facebook se usato correttamente consente di recuperare la sensibilità di persone che non aspettano altro che un richiamo per poter rispondere con tutto il loro cuore. La Società è assai meno ipocrita, fredda, egoistica e calcolatrice di quanto di creda. Quel dipinto digitale composto da aforismi e fotografie non è finzione.
È un sogno che non vede l’ora di essere liberato.

Adam Kadmon

(trascritto da: “Social Network“)

Stronzo ADV

Posted in Attualità, Voce&Versi with tags , , , , , , , , on 24 novembre 2009 by kemas

Un’altra perla da MarinoniCopy…   😉

Lo dice il presidente della Camera: “Stronzo chi è razzista”.
Premetto che non sono stronzo, ma solo pochi anni fa veniva definito politicamente corretto chi parlava in modo esageratamente serio, rispettoso ed eufemistico; oggi per essere politicamente corretti bisogna usare un altro linguaggio di tipo intestinal-inguinale, come lo “stronzo” di Fini e i “coglioni” di Berlusconi.

Dobbiamo adeguarci, cara agenzia: ecco quindi alcuni testi che puoi tenere pronti per i tuoi clienti più all’avanguardia

head di una campagna promozionale:
Se vinci puoi baciarti il culo

finalino per introdurre indirizzo internet:
Vai su http://www.nomeazienda.it o vai affanculo
alternative
-Vai su http://www.nomeazienda.it o vai a farti fottere
-Vai su http://www.nomeazienda.it o vai a cagare

claim teaser per mailing:
Apri subito questa busta del cazzo, pezzo di merda!

attacco di spot radio:
Effetto sonoro: un peto fragoroso
Voce Maschile: -Hai sentito che roba? E questo è niente: dovresti vedere cosa c’è nella tazza. Ma non nella tazza della mia colazione. Infatti io scelgo i biscotti XY, che mi fanno tornare alla natura eccetera eccetera

head da testimonial per prodotto cosmetico:
Non importa se hai una faccia da culo: elimina quelle rughe di merda.

head per pubblicità comparativa di un lassativo:
Certi lassativi fanno cagare. Altri, nemmeno quello.

dialoghi per spot tv:
Totti guarda in macchina e sorride:
“Se non passi a Vodafòne sei un cazzone”

Christian De Sica sussurra malizioso a Belen: “Io sto con Tim, perché gli altri tim…culano” (a parte, indicando il fondoschiena della ragazza con un eloquente gesto della mano) “E bbbeati loro!”

e via filosofeggiando.
Una consolazione c’è, e anche grossa: in tempi così volgari, per essere davvero trasgressivi basta avere buon gusto. E che cazzo!

I dieci comandamenti del creativo

Posted in Advertising, Il mondo del designer, Voce&Versi with tags , , , , , , , , on 26 ottobre 2009 by kemas

1. Un buon creativo non si rivolge ai consumatori, ma alle venti persone che a Parigi potrebbero dargli lavoro (i direttori creativi delle venti migliori agenzie pubblicitarie). Di conseguenza, ottenere un premio a Cannes o all’Art Directors Club è ben più importante che far guadagnare fette di mercato al proprio cliente.

2. La prima idea è la migliore, ma bisogna sempre esigere tre settimane di tempo prima di presentarla.

3. La pubblicità è l’unico mestiere in cui si è pagati per fare peggio. Quando proponi un’idea geniale e il cliente vuole rovinartela, pensa intensamente al tuo stipendio, poi butta giù in trenta secondi una cagata sotto sua dettatura e aggiungi delle palme nello storyboard per andartene una settimana a girare il film a Miami o Città del Capo.

4. Arrivare sempre in ritardo alle riunioni. Un creativo puntuale non è credibile. Entrando nella sala dove tutti lo aspettano da tre quarti d’ora, il creativo non deve assolutamente scusarsi, piuttosto dire: “Buongiorno, posso dedicarvi al massimo tre minuti”. Oppure citare questa frase di Roland Barthes: “Non è il sogno che fa vendere, è il senso” . (Variante meno chic: citare “la bruttezza si vende male” di Raymond Loewy). I clienti si convinceranno di aver speso bene i loro soldi. Non dimenticate mai che i clienti si rivolgono alle agenzie perché sono incapaci di produrre idee, che di questo soffrono e per questo ce l’hanno con noi. Ecco perché i creativi devono disprezzarli: i product manager sono masochisti e gelosi. Ci pagano per umiliarli.

5. Quando non si è preparato nulla, bisogna parlare per ultimi volgendo a proprio vantaggio quello che hanno detto gli altri. In qualsiasi riunione è sempre l’ultimo che parla ad avere ragione. Non perdere mai di vista che lo scopo di una riunione è lasciare che gli altri si fottano.

6. La differenza tra un senior e un junior è che il senior è pagato meglio e lavora meno. Più sei pagato più ti danno ascolto, e meno parli. In questo mestiere, più sei importante e più ti conviene stare zitto, perché meno apri bocca e più passi per geniale. Corollario: per vendere un’idea al DC (direttore creativo), il creativo deve SISTEMATICAMENTE far credere al DC che è stato il DC stesso ad averla. Per questo deve introdurre i suoi interventi con frasi del tipo: “Ho riflettuto a lungo su quello che mi hai detto ieri e…”; oppure: “Ho sviluppato la tua idea dell’altro giorno e…” o ancora “Sono tornato sulla pista iniziale e…”, mentre, naturalmente, è ovvio che il DC non ha detto niente ieri, né ha avuto alcuna idea l’altro giorno e ancor meno ha aperto piste possibili.

6 bis. Altro modo per riconoscere un junior da un senior: il junior racconta barzellette divertenti che non fanno ridere nessuno, mentre il senior fa pessime battute alle quali tutti ridono.

7. Coltiva l’assenteismo, arriva in ufficio a mezzogiorno, non rispondere mai quando ti salutano, prendi tre ore di pausa pranzo, non farti mai trovare alla tua scrivania. Alla minima osservazione, rispondi: “Un creativo non ha orari, solo ritardi”.

8. Non chiedere mai a nessuno un parere su una campagna. Se chiedi il parere di qualcuno, rischi SEMPRE che te lo dia. E una volta che te l’ha dato, è IMPOSSIBILE non tenerne conto.

9. Ognuno fa il lavoro del suo superiore. Lo stagista fa il lavoro del copy che fa il lavoro del suo direttore creativo, che fa il lavoro del presidente. Più sei importante, meno sgobbi (vedi sesto comandamento). Jacques Séguéla ha campato vent’anni su LA FORZA TRANQUILLA, una formula di Léon Blum ripresa da due creativi della sua agenzia finiti nel dimenticatio.
Philippe Michel è noto al grande pubblico per i manifesti DOMANI TOLGO IL PEZZO DI SOPRA, DOMANI TOLGO IL PEZZO DI SOTTO, un’idea del suo impiegato Pierre Berville. APPIOPPA tutto il tuo lavoro a uno stagista: se ti piace, te ne attribuirai il merito; se non funziona, sarà lui a essere licenziato. Gli stagisti sono i nuovi schiavi: non remunerati, passibili di ogni sopruso, licenziabili dall’oggi al domani, portatori di caffè, fotocopiatori a due zampe, usa e getta come i rasoi Bic.

10. Quando un collega creativo ti sottopone un buon annuncio, non mostrare assolutamente ammirazione per la sua trovata. Digli che è una merda, che è invendibile, che è roba vecchia, vista e stravista, o scopiazzata da una campagna inglese. Quanto ti porta un annuncio che fa cagare, digli “ottima idea” e fingiti molto invidioso.

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Qui sopra, I DIECI COMANDAMENTI DEL CREATIVO (pubblicitario… NdR) tratti dal famoso libro di Frédéric Beigbeder intitolato “Lire 26.900“.

Sono sempre stato curioso di leggere questo libro fin dal lontano 2001, quando me lo fece scoprire un mio cugino, anche lui nel settore grafica/advertising/design.
Finalmente, ho avuto il piacere di leggerlo tutto d’un fiato e quindi, di scriverne.
Il libro è stato scritto dall’autore con l’intento di essere licenziato dall’agenzia pubblicitaria per cui lavorava. Quindi ha potuto tranquillamente parlare di tutto il marcio nascosto dell’industria pubblicitaria.

“Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. (…)
Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”

Un libro consigliatissimo!

lire 26900

Per chi volesse acquistarlo, Edizioni Feltrinelli Online.