Magic Italy: Siamo stati fraintesi…
Ci risiamo.
Dopo le polemiche scoppiate nella blogosfera per il nuovo “marchio” del Turismo Magic Italy, dopo centinaia di blog che hanno scritto di questo aborto grafico, dopo le 10 domande che SocialDesignZine di Aiap ha posto al Cavaliere ecco finalmente una svolta! (e che svolta…)
La neo ministra al Turismo Michela Brambilla attraverso le righe del giornale di Governo, Il Giornale, fa sapere che “l’aborto grafico” di Magic Italy non era in realtà il vero marchio del Turismo ma solamente un fermo immagine di un video promozionale della campagna di settore.
Siamo proprio sicuri? Se ricordate bene, nel video della presentazione del marchio da Emilio Fede, la Brambilla usa specificatamente la frase “nuovo marchio dell’Italia“…
Quindi, se Magic Italy non lo era, questo sarebbe il nuovo marchio dell’Italia?
Ma al di là di questo, la questione riguarda la professionalità e la correttezza delle scelte di un’amministrazione pubblica. Nel caso del vecchio marchio dell’Italia rutelliano, quello del cetriolo, era brutto ma almeno c’è stato un concorso pubblico. “Ora ci troviamo invece di fronte all’imposizione di una scelta del tutto soggettiva, casuale ed estemporanea, frutto del parto del Presidente del Consiglio e del Ministro del Turismo i quali, fra le loro pur numerose doti, di certo non annoverano una conoscenza adeguata del graphic design.” [sdz]
Sono d’accordo con sdz. Era così difficile indire un bando di concorso per progettisti professionisti, invece di farlo realizzare ad autori di dubbio gusto grafico? Si tratta pur sempre del marchio dell’Italia nel mondo. Un concorso pubblico si deve pur fare. Eccheccazz! Abbiamo così tanti bravi e competenti progettisti grafici in Italia che è un peccato fermarsi a questa versione/visione orrenda del Bel Paese.
Poi, non per ultima, c’è la questione dell’evidente bruttezza della nuova versione ITALIA…
In primo luogo, gli autori hanno ripreso pari pari quella bandierina (più simile al filo per legare i salami) dal vecchio marchio Magic Italy, scordandosi di ricalibrarla al nuovo marchio.
Inoltre, il bilanciamento ottico della crenatura è opinabile: si percepisce subito un cratere visivo tra la A e la L.
La sottile grazia bodoniana della seconda I è rimasta visibile, anche se coperta dalla bandiera.
Poverina quella A mutilata di una gamba e di parte del bacino.
In ultimo, concettualmente cosa dice in più dell’Italia? Quali sono i plus che dovrebbe trasmette questo marchio?
Soprattutto se si tratta del marchio del Turismo e quindi dell’Italia nel Mondo, cosa dovrebbe spingere i turisti a venire in Italia? Gli errori grafici?
Insomma, il “grafico” o i “grafici” in questione credo non abbiano fatto un egregissimo lavoro… i dettagli si potevano curare un pochino meglio…
Ora a voi cari amici, che ne pensate?
A me sembra un marchio per il pack di uno stracchino d’esportazione…
Questo post è stato pubblicato il 14 Giugno 2009 alle 22:08 ed è archiviato in Attualità, MalaGrafica con i tag AIAP, berlusconi, italia, kemas, logo, magic italy, MalaGrafica, Michela Brambilla, SocialDesignZine, Turismo logo. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.

24 Giugno 2009 a 18:56
Direi che non ci sono parole per commentare questo nuovo logo. Ho appena visto la presentazione ufficiale e il logo contestualizzato negli spot promozionali: se possibile è ancora più triste che visto da solo.
24 Giugno 2009 a 23:41
Credo anche che un nuovo marchio Italia fosse solo un escamotage per mandare in pensione quello rutelliano del cetriolo… E la cosa ha i suoi pro e contro…
29 Giugno 2009 a 02:29
Le contraddizione latente del tuo post:
“Eccheccazz! Abbiamo così tanti bravi e competenti progettisti grafici in Italia che” il “vecchio marchio dell’Italia rutelliano, quello del cetriolo, era brutto ma almeno c’è stato un concorso pubblico.”
I progettisti professionisti partorirono un cetriolo da 100mila euro.
Sti cazzi, chissà gli altri progetti quanto erano belli…
29 Giugno 2009 a 03:30
Georgatos, credo anch’io che 100mila euro per quell’aborto sia stato un furto.
Infatti reputo entrambi indegni di rappresentare l’Italia.
Il primo, quello rutelliano, per la sua evidente bruttezza sia in termini estetici che concettuali.
Il secondo, per l’assenza di un concorso pubblico e per la medesima mancanza estetica e concettuale.
Per entrambi non c’è stato un vero e proprio concorso pubblico.
Nel Rutelliano, il bando era “fasullo”… credo servisse solo come velo di legalità. I requisiti per accedervi erano assurdi e il tempo per consegnare gli esecutivi era circa 1 mese… inoltre il bando stabiliva un tetto massimo di 100mila euro. Per cui, hai ragione, gli autori hanno giocato sporco.
Nell’odierno, quello Brambilliano, il bando non c’è proprio stato: probabilmente Silvio ha commissionato sto marchio ad un suo amichetto (o peggio, alla amica di merende Noemi, nota “grafica pubblicitaria”) che ha realizzato alla bell’e meglio questo abominio.
Nel caso invece sia stato commissionato a dei veri professionisti qualificati e dotati, credi che questi (che per giunta nemmeno sono usciti allo scoperto) non chiederanno altrettanto denaro?
29 Giugno 2009 a 10:49
vogliamo dire qualcosa sui colori della Bandiera???la nostra bandiera ha i colori in verticale e la successione è verde, bianca e rossa e non rossa bianca e verde come nel logo…staremo mica diventando ungheresi????
29 Giugno 2009 a 11:24
Grande Lella! non c’avevo fatto caso. È proprio la bandiera ungherese!
Nella sua idiozia è geniale… ahahahhahah!
Mi chiedo se gli autori conoscessero la genesi della bandiera; nell’art. 12 della Costituzione Repubblicana del 1947, si legge: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”, dove il verde è “il colore delle nostre pianure”, il bianco è “la neve delle nostre cime” e il rosso è “il sangue dei caduti.
grazie Lella
29 Giugno 2009 a 12:11
Sinceramente io trovo molto deprimente che gli unici interessati a questa vicenda siano gli operatori del mondea dellagrafica, è proprio vero che in italia la nostra professione è (per usare una eufemismo) sottovalutata. Secondo me il governo è libero di decidere se indire un concorso o meno, e un ministro dovrebbe avere la facoltà (idealmente anche la capacità) di scegliere il modo migliore per individuare un fornitore, ma deve anche giustificare i risultati, e se questi sono così disastrosi opinione pubblica e opposizione dovrebbero parlarne.
Cito “La Repubblica” del 9 giugno
“Il timore, che si coglie dalle numerose critiche sparse in Rete, è che “Magic Italy” possa bissare il flop del portale italiano per il turismo: nonostante un investimento di 45 milioni di euro, Italia.it venne infatti chiuso nel gennaio 2008 dopo circa un anno di vita (e una marea di polemiche). Ma il nuovo governo ha deciso di riprovarci: a gennaio il ministro Brunetta ha siglato proprio con la Brambilla il protocollo di intesa per “la messa on line del portale nazionale del turismo”. La dote, in questo caso, è di 10 milioni di euro”
Io (tristemente) mi chiedo:
Possibile che un portale costi 45 milioni (10 secondo il parsimonioso Brunetta).
Possibile che dobbiamo fare sempre una figura ridicola, perche la Brambilla ha dovuto dire che il presidente ha dovuto interrompere la revisione de progetti per le nuove case in abruzzo e mettersi a disegnare il logo per il turismo in italia, ma oltre che presidente operaio, pure architetto e grafico…
Possibile che “il Giornale” definisca i blogger che si lamentano di come viene bistrattata la propria professione “le iene di internet”.
Non è un pretesto per criticare l’operato del governo, perchè non mi sembra che il popolo di internet (che poi resta comunque popolo italiano) sia rimasto muto davanti al cetriolo di ispirazione di sinistra.
Poi dico, se quello non era il marchio, perchè farlo vedere in tv nazionale, un grafico sensato non fa vedere un lavoro non finito e senza una presentazione che regga al suo cliente… soprattutto se si tratta decine di milioni di persone, perche chi paga il lavoro è il cliente, e in questo caso sono gli italiani.
Potrei continuare per ore, ma un pò mi sono sfogato, torno a lavorare ora, anche se non sono un presidente grafico ho anch’io un pò di cosette da fare.